Adriana Del Vento

…osserva allora Marcello con attenzione un esemplare dei lavori di Adriana Del Vento che per qualche motivo oscuramente chiamo “giorni di carta”, sono immagini arcaiche, un po’ come quelle delle grotte. Del Vento dipinge sulle pareti protostoriche dell’anima che, si sa, sono di carta colorata…le icone di cui sto parlando sono ottenute con un procedimento algebrico: il materiale sembra scavato, sottratto alla carta-materia e appena la luce collocata di dietro decide di voltarsi e guardarle si illuminano clamorosamente. Clamorosamente perché in condizioni ordinarie non appare alcunché’. C’e’ bisogno di uno shock luminoso, un riflettore che le sorprenda al buio, una lampara che le fermi un attimo nel loro affaccendarsi… i colori sono leggeri, tendono all’invisibilità o a uno splendore vanitoso (rosso, azzurro, minio, arancione) fragorosi e liquidi, silenziosi come una cascata…

Ti dicevo che Adriana fa un lavoro algebrico:ottiene un risultato mediante un lavoro di sottrazione di materiale. Tutto è già leggero e già ricavo di altra leggerezza….. credo di avvicinarmi molto di più al senso di questi lavori se sostituisco il concetto di sottrazione con quello di restauro perché, come avviene in terapia analitica, il procedimento porta alla luce e alla consapevolezza rapporti sepolti tra le cose (che bisogna scavare) e, una volta che sei là sotto ascolti la persefonia dei colori… che potrei collocare tra gli oggetti abbandonati ai piedi dell’angelo melanconico…

Mimmo Grasso

Estratto da Archeologia del futuro: Adriana Del Vento, pubblicato su ARCHIMAGAZINE 13 ottobre 2005
In copertina:
Stele nera I in mostra alla 2art Galerie di Monaco di Baviera 2005, carta velina stratificata e trattata secondo una tecnica inventata dall’artista, cm 210 x 50

 

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