Adriana Del Vento

Diamante

Diamante, progetto per Capodimonte a Napoli, 2017, acciaio, cm 50 x 50 x 55
Diamante, progetto per Capodimonte a Napoli, 2017, acciaio, cm 50 x 50 x 55
Diamante, progetto per Capodimonte a Napoli, 2017, acciaio, cm 50 x 50 x 55

Diamante, progetto per Capodimonte a Napoli, 2017
acciaio, cm 50 x 50 x 55

Diamante per le strade di Napoli, quale mappa può aiutare?

Sulle spalle un carico di più di sei chili, reggerà l’imbracatura? Per questioni statiche il vertice della scultura mi si conficcherà nella schiena? Paura ed eccitazione… un brivido lungo il corpo…

Dove andiamo?

In luoghi amati e cantati da poeti e pittori… verso il sollievo dai dolori?

Posillipo, sarà stato cosi per la tua scuola o sommo Virgilio e, se no, a che serve quella bellezza che stregò Pitloo e la sua di scuola, e poi andiamo anche in altri luoghi per non dimenticare gli orrori di vecchi e nuovi poteri che hanno bruciato, scavato l’immondo e i veleni talvolta stranieri, cercando di affossare le nostre saluti e le nostre speranze, insomma il nostro futuro, e andarli a cercare e andarli a vedere e riempirsi gli occhi per non dimenticare, per farli indimenticabili con le nostre attuali tecnologie.

E poi consumare sandali, scarpe e stivali su queste pietre dure e scure, sull’asfalto e su viottoli di campagna ricchi di polvere di tufo; chiamare un altro Grande a protezione e giuda con il suo prezioso testo in cui non ci fu paura di mischiare il bello e il brutto, il vero e il falso, il nobile e il plebeo, il conosciuto e il possibile e anche l’impossibile per poter sfuggire alle pesti dei suoi tempi, cosi noi alle prese con le nostre, ma senza bisogno di isolarsi, senza raccontarsi niente che non sia assolutamente vero, più vero del vero e o assolutamente fantastico e falso; nel rito collettivo fare tesoro di scuole in cui il corpo è evocato nella dimensione energetica e mettersi sulle porte della città a cavallo del dentro e del fuori con camminate zen o in fila indiana.

Il Diamante è come carta assorbente e rispecchia tutto senza censure in piccoli pezzi che non si ricompongono in un’unica visione, ancora aiutano le tecnologie e ogni volta è una cosa nuova per posto persone ore e luce e, questa scultura lucidissima vive una forma di onnipotenza formale sempre diversa in posti diversi da sembrare esplosa perché riflette e riflette in una sorta di ostinata bulimia che non prevede un completamento ma ci suggerisce molteplicità e impermanenza volendo negare attraverso la superficie lucente la sua forma di solido rassicurante. Poi chiedere il Matronato e averlo finalmente!

A. D. V.

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